La Chiesa primitiva si riuniva nelle case per svolgere il culto

Nella Parola di Dio ci sono molti casi in cui i primi Cristiani si riunivano nelle case per svolgere il culto. Questo risulta ancora più evidente se si legge il libro degli Atti degli Apostoli, che ci presenta uno spaccato della Chiesa ai suoi albori.

Atti 2:1-2
E come il giorno della Pentecoste fu giunto, tutti erano insieme nel medesimo luogo. E di subito si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, ed esso riempì TUTTA LA CASA DOV’ESSI SEDEVANO.

Atti 2:46-47
E tutti i giorni, essendo di pari consentimento assidui al tempio, e ROMPENDO IL PANE NELLE CASE, prendevano il loro cibo assieme con letizia e semplicità di cuore, lodando Iddio, e avendo il favore di tutto il popolo. E il Signore aggiungeva ogni giorno alla loro comunità quelli che erano sulla via della salvazione.

Quindi già dal giorno della Pentecoste i primi credenti si incontravano nelle rispettive case per offrire il loro culto a Dio. Infatti con l’espressione “rompere il pane” si intende la cena del Signore quindi ciò significa che si può benissimo celebrare il culto anche nella propria casa.

L’apostolo Paolo conferma ciò nelle sue epistole:

Romani 16:5
Salutate anche la chiesa che è IN CASA LORO. Salutate il mio caro Epeneto, che è la primizia dell’Asia per Cristo.

1 Corinzi 16:19
Le chiese dell’Asia vi salutano. Aquila e Priscilla, con la chiesa che è IN CASA LORO, vi salutano molto nel Signore.

Colossesi 4:15
Salutate i fratelli che sono in Laodicea, e Ninfa e la chiesa che è IN CASA SUA.

Filemone 1:1-2
Paolo, prigione di Cristo Gesù, e il fratello Timoteo, a Filemone, nostro diletto e compagno d’opera, e alla sorella Apfia, e ad Archippo, nostro compagno d’armi, e alla chiesa che è IN CASA TUA, grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signor Gesù Cristo.

Da questi versetti si capisce che la chiesa non è un edificio religioso o una denominazione ma è l’insieme di credenti nati di nuovo che si riuniscono nel nome di Gesù. Infatti disse il Signore: “… dovunque DUE O TRE son raunati nel nome mio, quivi son io in mezzo a loro” (Matteo 18:20).

Quindi accusare i credenti che non vanno al locale di culto di aver abbandonato la “comune adunanza” (Ebrei 10:25) o di essere dei «malati spirituali» solo perché si riuniscono nelle case è ingiusto visto che si sta seguendo il modello biblico della Chiesa primitiva di Atti degli apostoli. I pastori e conduttori delle varie comunità che parlano in questo modo agiscono senza carità e dimostrano di essere attaccati ai propri interessi (decima e offerte) e a non essere interessati al bene spirituale dei credenti.

Ci sono dei motivi validi che possono spingere il credente ad allontanarsi da una comunità e sono:

1) Iniziative ecumeniche con altre fedi.
2) Comportamenti disordinati e carnali frequenti.
3) Alleanze illecite con lo Stato.
4) Celebrazione dei matrimoni gay.
5) Messa in vendita delle cose del Signore.
6) Obbligatorietà della decima.
7) False dottrine predicate.
8) Collusione con la Massoneria.

In casi come questi ecco cosa dice di fare l’apostolo Paolo:

“Or, fratelli, noi v’ordiniamo nel nome del Signor nostro Gesù Cristo che VI RITIRIATE da ogni fratello che si CONDUCE DISORDINATAMENTE e NON SECONDO L’INSEGNAMENTO che avete ricevuto da noi.” (2 Tessalonicesi 3:6)

Alcuni vantaggi nell’avere una chiesa in casa:

– È un modello biblico.
– Ci si trova in un clima familiare.
– Le persone possono conoscersi meglio in un gruppo ristretto.
– C’è la partecipazione di tutti durante il culto.
– Non c’è il bisogno di spendere soldi nella costruzione di locali di culto.
– Le proprie finanze vengono impiegate per l’opera di evangelizzazione, per il servizio socialmente utile o per aiutare i poveri e bisognosi in mezzo alla Chiesa.
– Si mantiene un basso profilo in modo tale da poter affrontare la persecuzione (vedi in Cina).

“Ecco, quant’è buono e quant’è piacevole che fratelli dimorino assieme! […] poiché quivi l’Eterno ha ordinato che sia la benedizione, la vita in eterno.” (Salmo 133:1,3)

Gianluca Colucci

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